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Semimaratona Gerar 2026

Feb 04, 2026 · 2 min read
Semimaratona Gerar 2026

La prima gara dell’anno. Quella che aspetti ogni volta. Solo che quest’anno è arrivata come se fosse spuntata all’improvviso.Vi ho già detto che ultimamente sono super impegnato e lavoro più di prima? 🤭 Sì, lo so, dico sempre la stessa cosa. Fatto sta che sabato avevo la partenza alle 15:30 e verso le 12:30 ho staccato, ho mangiato le classiche fette di pane con burro e marmellata, più per voglia che per una reale necessità, e siccome mi si chiudevano letteralmente gli occhi, mi sono sdraiato “solo 15 minuti”.Mi sono addormentato all’istante. Quando mi sono svegliato verso le 14:15, avevo la sensazione chiarissima di non essere buono a nulla, mi bruciavano gli occhi e non riuscivo a tenerli aperti. Ma non esisteva l’opzione di non andare. Non sono tipo da fare queste cose. E poi c’era anche la squadra con cui dovevo correre.Il Gerar è una competizione unica, almeno da noi, perché la mezza maratona la corri in squadra da tre persone. E questo cambia completamente la dinamica. Non è più solo una questione di te, del tuo ritmo e di come stai. Bisogna incastrarsi, comunicare con gli sguardi, accettare che a volte uno è più debole e gli altri devono tirare più piano. Se uno ha una giornata storta, gli altri devono accettarlo. Non c’è ego, non c’è “dai che ce la faccio io”. Si tratta di arrivare insieme fino alla fine.Fuori, a tratti, tirava vento, di quello che sembra colpirti dritto in faccia, senza motivo. Ho chiamato un Uber verso le 14:55 e sono arrivato in qualche modo alle 15:12 😂, al Rettorato del Poli. Se negli altri anni arrivavo con un’ora di anticipo e avevo tempo per chiacchierare con altri sportivi, questa volta è stato tutto di corsa.Due parole scambiate in corridoio, zaini lasciati nell’aula magna, io ero già vestito, ho raggiunto i ragazzi, mi hanno dato il pettorale e siamo usciti direttamente verso la partenza. Non abbiamo nemmeno fatto riscaldamento. Solo qualche battuta, qualche sguardo e via.Sapevo che sarei stato l’anello debole. Di nuovo 😊Gliel’avevo detto anche qualche giorno prima: “5:30 min/km è il massimo che riesco a tenere, non aspettatevi niente da me”. La stanchezza e la mancanza di sonno fanno cose stranissime al corpo. Anche se nelle ultime settimane ero riuscito a fare allenamenti migliori, adesso sentivo chiaramente che non potevo di più.La partenza è stata in un’atmosfera bellissima. Emozione, gioia, persone sinceramente felici di essere lì. Speravo solo che i ragazzi non partissero troppo forte. Ovviamente è successo esattamente questo 😂Non vedevo l’ora di finire il primo giro e arrivare al punto di idratazione. Avevo una sete di quelle che sembra di aver mangiato solo cose salate negli ultimi due giorni.Dovevamo fare sei giri. I primi due li ho portati a casa abbastanza bene, ovviamente sotto quello che avrei voluto. Poi ho fatto un giro più di recupero. Quando, nel penultimo giro, ho visto Hunor e la sua squadra che avevano finito e stavano facendo un giro tranquillo, ho detto ai ragazzi che anche noi avremmo dovuto fare lo stesso. E Gabi mi ha confermato ciò che sentivo già: “il giro di recupero sarà l’ultimo giro” 😂Ne è uscita una chiacchierata bella. In fondo, per noi il Gerar è questo. Un’occasione per correre insieme in un contesto organizzato, con momenti in cui si parla, si scherza 🤭, ma anche con quei momenti belli in cui semplicemente corri e ti godi il fatto di essere lì.Sull’organizzazione, solo cose positive. Che altro puoi dire quando è tutto fatto alla perfezione? 🤭Mi ha fatto davvero piacere rivedere amici della corsa, soprattutto perché ultimamente non sono stato granché nemmeno sui social.Febbraio sarà ancora un mese pesante per me. Da marzo spero di tornare in forma, farmi qualche bel piano per quest’anno e rientrare in un ritmo più tranquillo. Spero mi aiuti anche il meteo, perché, sinceramente, il freddo non è proprio il mio migliore amico 🤭Dopo la corsa ci siamo visti anche con le ragazze e, come sempre, siamo finiti al ristorante. Non tanto per “festeggiare”, quanto per sederci a tavola, mangiare qualcosa e fare due chiacchiere. Quel tipo di conversazioni che vengono naturali dopo una gara, quando sei stanco, rilassato e non hai più niente da dimostrare.Con Gabi e Valeria ci vediamo 2–3 volte l’anno, di solito alle gare. Con Bogdan, quasi esclusivamente al Gerar, e ogni tanto capita anche un Transfier. Non siamo il tipo di compagnia che si vede tutte le settimane o che esce a bere una birra tanto per uscire. Ci lega lo sport e questi momenti puntuali, ma quando ci ritroviamo è esattamente come se il tempo non fosse passato.E forse è questa la parte più bella. Che correre non significa solo chilometri, tempi e risultati, ma anche le persone che tornano sempre, anche se di rado. Un gruppetto piccolo ma buono, che ogni volta si ritrova attorno allo sport e torna a casa con le stesse storie, magari con un po’ più di stanchezza, ma anche con un po’ più di senso.