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Una sera a Bari. Il polpo, l’Aperol e la promessa dei 100 km

Nov 14, 2025 · 5 min read
Una sera a Bari. Il polpo, l’Aperol e la promessa dei 100 km
🐙🇮🇹🍝 Prima sera a Bari e sembra quasi che non me ne sia mai andato. Ogni volta che scendo dall’aereo ho la sensazione di tornare a casa. Solo che stavolta sono arrivato con la compagnia al completo: Andra (mia figlia), Carmen, Gheo (troppo famoso per presentarlo) con Delia e Iulia, più Nae e Maria. L’idea del viaggio nata proprio a Sant’Alessandro? Spuntata. La corsa dei 100 km? Arriva, arriva. Visto che era chiaro che lo stomaco andava inaugurato come si deve, siamo passati da Mastro Ciccio, quel posto di street food che si vanta di avere “il miglior street food di Bari”. Non so se sia davvero il migliore, ma il polpo croccante che mi sono divorato in un panino era piccante da toglierti il cappello e ti faceva scappare un “vaffanculo” simpatico al primo morso. Buonissimo. 🤪 Dopo aver bighellonato un po’ su e giù per quei vicoletti che sembrano fatti apposta per farti perdere in modo meraviglioso, siamo sbucati sul Lungomare di Bari. Prima volta in vita mia sulla ruota panoramica. Mi è venuto un mezzo colpo quando ci hanno fermati lassù e sembrava si fossero dimenticati di noi, ma ho fatto finta di essere zen. Diciamo. 🤭 Poi siamo arrivati da Martinucci per i pasticciotti. Mamma mia… quelli non sono dolci, sono sirene che cantano zucchero e ti chiamano nella loro trappola soffice, piena di creme fini. Li ho affogati nell’Aperol Spritz, perché così si fa quando sei una persona seria in vacanza. A volontà, senza vergogna. Giretto veloce alla Basilica di San Nicola, illuminata come in una fiaba, e poi dritti da Lo Svevo. Il ristorante in cui cerco di non mancare mai. Nae era un po’ scettico dopo Mastro Ciccio e non vedeva l’ora di assaggiare la famosa polpo con fave che io continuavo a incensare. Ed è qui che comincia la magia. Il loro polpo è qualcosa… una morbidezza diabolica. Così tenero che se lo guardi storto, si spezza. Le fave sono in realtà una purea densa, vellutata, che si stende nel piatto come una crema. Sopra arrivano le cipolle caramellate, dolci e morbide, quei pomodori secchi ma intrisi di un olio d’oliva buono, lucido, e i pezzi di polpo rosolati giusto quanto basta. Sa tutto di mare, di brace, di olio buono e di Sud Italia. Quel piatto ti colpisce in pieno con una fame che sembra tu non mangi da tre giorni. Proprio quel genere di piatto che ti scatena automaticamente la salivazione e quell’impulso animale: lasciami in pace, voglio mangiare. Abbiamo preso anche la Parmigiana di Melanzane, salsicce miste di manzo e maiale, un tagliere di formaggi pugliesi, peperoni arrostiti da restare senza parole e, ovviamente, patate, riso e cozze. Quel cibo che sembra fatto con quello che c’era in casa, ma che per questa zona è storia pura. Un piatto nato nelle famiglie di pescatori: patate, riso, cozze messe crude, poi tutto gratinato piano, piano, finché viene fuori un piatto che è strano da vedere, ma ha il sapore del “non ho nulla da ridire”. La prima volta che l’ho provato, l’anno scorso, non ero convinto. Adesso ne avrei ordinato un’altra porzione. Quella crema tra gli strati di patate e cozze è proprio la combinazione che ti conquista. Alla fine, come se qualcuno ci avesse sentiti, è comparso Vito, il proprietario, mio amico dall’anno scorso. Ristorante di famiglia, persona calorosa, battute, storie, tutto quanto. Ci ha riconosciuti e abbiamo chiacchierato un po’ di polpo, dell’anno scorso, di cosa cuciniamo e di cosa corriamo. Ci ha offerto anche un digestivo… che era una specie di schnaps che ti sputava fuoco in gola, ma efficace, che viva. E ovviamente non siamo andati via senza il loro tiramisù alla birra. Strano come idea, sorprendentemente buono dal vivo. Così è cominciata la nostra serata a Bari. Esattamente come sapevo che doveva essere: buon cibo, passeggiate, amici e piccole avventure che mettono insieme la storia, pezzo dopo pezzo. 🤗